mercoledì 3 maggio 2017

Giornata nazionale dei Sinti a Rimini 16 maggio 2017


Giornata nazionale dei Sinti a Rimini: mille in piazza Cavour

Il presidente dell'Associazione, Davide Casadio




Giornata nazionale dei Sinti a Rimini:mille in piazza Cavour



RIMINI. Questa volta contano di riempirla piazza Cavour. Dopo la festa delle famiglie nomadi di qualche settimana fa – destinata a non passare alla storia delle manifestazioni cittadine – i Sinti concedono il bis: 16 maggio, Giornata nazionale dei Sinti in Italia. Sono attese non meno di mille persone da tutte le regioni. Non sfugge a nessuno in quale clima cada l’appuntamento: chiusura di via Islanda e progetto microaree del Comune, contestatissimo da opposizione e Comitati cittadini.
Ci vediamo a Rimini
Da un punto di vista organizzativo succede questo. Le varie delegazioni arrivano da tutta Italia in pullman, l’appuntamento è per le ore 12 del 16 maggio: che è un martedì. Dopo circa un’oretta, il corteo si mette in moto, attraversa le vie del centro storico e termina in piazza Cavour, dove fino a pomeriggio inoltrato sono previsti momenti di festa e di musica con chitarre e violini.
Il 16 maggio non è una giornata come tutte le altre per i Sinti, viene infatti celebrata e ricordata la “resistenza” nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. «Quel giorno – viene ricordato nel comunicato della manifestazione – le SS decisero di farla finita con il campo adibito alle famiglie zingare, ovvero eliminare tutti gli internati. Invece di seguire i nazisti fino alle camere a gas, in oltre 4mila si ribellarono, raccogliendo pietre e spranghe e lanciandosi contro i nazisti. I tedeschi ridussero poi il campo alla fame e uccisero 2.897 Sinti e Rom».
Ecco. L’anno scorso la Giornata nazionale è stata organizzata a Bologna, quest’anno la scelta ricade su Rimini. È solo un caso – si assicura – anche perché queste iniziative devono essere organizzate per tempo. Però proprio a Rimini da un paio di mesi la chiusura del campo nomadi di via Islanda tiene banco, scalda gli animi dei Comitati cittadini, per non parlare dei consiglieri di opposizione. Il 4 maggio è in programma un consiglio comunale a tema e il tam tam è partito da giorni: accorriamo in massa e dimostriamo tutta la nostra contrarietà. A questo proposito “ProRimini” ricorda che in aula il pubblico non può intervenire ed è pure vietato esporre cartelli. Non solo. «Il comitato si dissocia da esternazioni diverse dalla silenziosa presenza».
“Via Islanda, una vergogna”
Davide Casadio è il presidente dell’Associazione Sinti Italia e in vista della Giornata nazionale del 16 maggio, ricorda le ragioni del trovarsi tutti assieme. «Far capire che i Sinti ci sono, siamo qua da tempo. Ma viviamo momenti in cui l’esclusione sociale è molto evidente, ci stanno togliendo l’uguaglianza. Ci sentiamo un po’ bersagliati, ma fra i Sinti ci sono Moira Orfei, i Togni».
Le ragioni della manifestazione sono persino ovvie. «Far capire che i Sinti non sono un problema. Stanno invece subendo, sono il capro espiatorio di tutti i mali. Vengono incolpati di tutto, quando sono solo lo 0,25 per cento della popolazione. Vogliono essere integrati, il campo nomadi equivale a segregazione, esclusione dalla società. Vogliamo vivere nel rispetto della nostra cultura, i nostri figli vanno a scuola, ci sono Sinti che non possono dire di esserlo altrimenti perdono il lavoro. Non è più tollerabile che i Sinti stiano nei campi nomadi. Sono nato a Cesena, ho vissuto a Rimini, ora sto in Veneto, ma la situazione di via Islanda è una vergogna».
Come saprà il progetto microaree nei quartieri ha generato il moto contrario dei Comitati cittadini. «Parlano contro se stessi, i Sinti sono riminesi dalla nascita. Il progetto è in una fase molto delicata, noi appoggiamo pienamente l’amministrazione comunale, speriamo solo che alle parole seguano i fatti. A Rimini stiamo parlando di 30-50 famiglie, non è la fine del mondo».

domenica 29 gennaio 2017

Giosuè Fulli, che il 27 gennaio in occasione della Giornata della memoria

Giosuè, il sinti di via Erbosa da Mattarella
«Contro di noi il razzismo degli anni bui»

Il 19 enne bolognese parlerà davanti al presidente della Repubblica: «Sono molto emozionato, non dormo da giorni»



BOLOGNA - «Sono molto emozionato, non dormo da giorni, anche perché sono timido e parlare in pubblico mi imbarazza». Sarà un giorno speciale per Giosuè Fulli, che il 27 gennaio in occasione della Giornata della memoria, parlerà davanti al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, come rappresentante della comunità sinti. Giosuè,19 anni, è nato a Bologna e vive nel campo nomadi di via Erbosa, l’area che secondo un progetto del Comune dovrebbe essere sgomberata entro quest’anno e permettere alle 21 famiglie che ci vivono (56 persone) di trovare una sistemazione abitativa in delle microaree.
L’INCONTRO - Il 19enne incontrerà Mattarella e prenderà la parola durante la cerimonia prevista al Quirinale nella quale saranno ricordate le vittime dell’Olocausto. «Una settimana fa sono stato in visita ad Auschwitz, il pensiero di quello che è successo è terribile, spesso si dimentica che tanti sinti e rom sono stati perseguitati e uccisi in quei luoghi di morte», commenta Giosuè, che sarà accompagnato da Davide Casadio, presidente dell’associazione «Sinti italiani». «Purtroppo oggi molti pensano solo cose negative sui sinti e i rom, circolano le stesse idee razziste di quegli anni bui – spiega il 19enne –. Per questo è importante ricordare, in modo da mantenere viva la memoria ed evitare in futuro tragedie simili».
A BOLOGNA – Giosuè vive con la madre e il padre in via Erbosa. «Ho sempre abitato a Bologna, a parte una breve parentesi a Verona. Veniamo indicati come dei nullafacenti, ma le persone non sanno che i miei genitori lavorano e si danno da fare, come le persone oneste». La speranza è quella di poter avere una sistemazione migliore in futuro: «Via Erbosa non è un posto civile dove vivere, speriamo presto di poter andare via, intanto per noi sono importanti cerimonie così. Incontrare il presidente Mattarella mi responsabilizza molto, è un onore da italiano».

sabato 21 gennaio 2017

L’associazione Sinti in Italia Minoranza: Dimenticata del popolo Sinto e rom

 
La ministra Valeria fedeli e Davide Casadio, Presidente Sinti Italia


L’associazione  “Sinti in Italia”  ricorda il “Porrajmos” del popolo sinto e rom il Viaggio a Cracovia in Polonia, della Memoria per ricordare il 27 gennaio 2017.

 

 

Minoranza: Dimenticata del popolo Sinto e rom, Viaggio della Memoria, Fedeli

 raccontando il popolo sinto
Viaggio della Memoria, Fedeli sigla intese con Ucei e Csm per progetti sulla Shoah nelle scuole e nelle università

Il rinnovo dell’impegno per diffondere la conoscenza della Shoah nella scuola italiana ed un progetto educativo contro le discriminazioni, nel segno della collaborazione tra Miur, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e Consiglio Superiore della Magistratura. In occasione del Viaggio della Memoria, la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli ha sottoscritto, con la Presidente dell’Ucei Noemi Di Segni e con il Presidente della VI Commissione del Csm Ercole Aprile, due intese per l’educazione degli studenti alla cultura del rispetto reciproco. Il presidente della Associazione “Sinti Italia” il presidente Davide Casadio. Insieme a altri cinque sinti e uno studente che leggerà un testo di testimonianza vissuta sul campo per ricordare i sinti sterminati nello campo della morte sinti e rom, incontrarono la morte Mezzo milione di persone umane in Europa e a Auschwitz, al quirinale il 27 gennaio 2017. In sinto e rom viene chiamato genocidio sterminio il www.Porrajmos.it

Ieri a Cracovia, preso la Sinagoga di Tempel, la Ministra Fedeli e la Presidente Di Segni hanno sottoscritto la Lettera d’Intenti che rinnova la collaborazione Miur-Ucei per diffondere tra gli studenti italiani la conoscenza e lo studio dell’Olocausto.

Proseguono le attività mirate di formazione dei docenti, con l’organizzazione di seminari nazionali, anche in collaborazione con la fondazione CDEC, ed il progetto “I giovani ricordano la Shoah: una mostra/evento itinerante per l’Italia”, collegato al concorso annuale che invita gli studenti a realizzare lavori sul tema dell’Olocausto. Le linee guida di un percorso organico nazionale di didattica della Shoah nelle scuole di ogni ordine e grado vengono affidate ad un comitato paritetico. 

 

Il Viaggio della Memoria quest’anno è stato organizzato dal Miur in collaborazione con l’Ucei e con il Dipartimento per le Pari Opportunità di Palazzo Chigi.

 

Per informazione dei partecipanti al viaggio della memoria dei sinti e rom inclusa nella “Shoah” il Porrajmos.

 

Presidente (Sinti Italia)
Davide Casadio

martedì 10 maggio 2016

MANIFESTAZIONE A BOLOGNA PER IL LUNEDI (16 MAGGIO 2016)

MANIFESTAZIONE A BOLOGNA PER IL LUNEDI (16 MAGGIO 2016)  
 
VI ASPETTIMO A
 
BOLOGNA TUTTI ISNIEME PER RICORDARE  "SINTI E ROM" L'EVENTO E UNA MANIFESZIONE "PACIFICA" IMPORTANTISSIO.... PER TUTTI! SINTI E ROM IN ITALIA MANIFESTAZIONE NAZIONALE.

 Sarà una manifestazione pacifica quella del 16 maggio a Bologna. Tiene molto a sottolinearlo Davide Casadio, presidente dell'associazione "Sinti Italiani" e della "Federazione Rom e Sinti Insieme", annunciando un appuntamento che coincide con una ricorrenza particolarmente importante per la sua comunità: il 16 maggio del 1944 infatti, avvenne la ribellione dei sinti e dei rom all'interno del lager nazista di Birkenau e nello stesso giorno del 2016.
 

giovedì 5 maggio 2016

La ribellione di Rom e Sinti a Bologna Manifestazione dei sinti e rom in Italia


 
“La rivolta di Rom e Sinti”

 
Bologna. Manifestazione nazionale. In corteo cartelli con scritti gli articoli della costituzione per ricordare i diritti negati in un clima di crescente intolleranza, l’Inno di Mameli e Bella Ciao: «Anche noi abbiamo combattuto per il Paese» La prima volta che Maria ha vissuto un episodio di discriminazione sulla sua pelle era ancora una bambina. «Con i miei genitori giravamo con le carovane, ma dovunque ci fermavamo ci mandavano via. Neanche ai bambini permettevano di mangiare», racconta. Oggi che ha 76 anni e qualche ruga sul viso frutto forse anche dei tanti rospi che è stata costretta a mandare giù, Maria Bertani, sinti da Mirandola, in provincia di Modena, all’idea di non essere considerata una cittadina come tutti gli altri non si è ancora abituata. «Se ho subito discriminazioni?», chiede sorridendo di fronte a una domanda che evidentemente considera ingenua. «Mio marito ha sempre lavorato, ma sempre in nero, a noi contratti non ne fanno. Oggi forse le cose sono cambiate, ma non credo».

Di storie così al corteo che ieri ha attraversato le strade di Bologna se ne potevano sentire a decine. E per quanto assurdo ti viene da pensare che, per quanto odiose, le discriminazioni subite da Maria sembrano poca cosa di fronte agli insulti, le minacce, le intimidazioni divenute ormai il pane quotidiano di rom e sinti. Violenze che le due comunità subiscono in un Paese che – ci tengono a sottolinearlo – è il loro Paese. E proprio per questo forse fanno ancora più male. «C’è il rischio che contro di noi si verifichi un nuovo Olocausto», ripete da giorni Davide Casadio, presidente dell’associazione sinti italiani che ha promosso la manifestazione. Il giorno scelto non è casuale: il 16 maggio del 1944 rom e sinti si ribellarono nel capo di Auschwitz ai nazisti che volevano sterminarli.

Oggi, dicono, si sentono le stesse parole e si vedono gli stessi comportamenti che precedettero in Italia il varo delle leggi razziali. L’elenco è lungo. Si va dal leghista Gianluca Buonanno che insulta in tv l’attrice e attivista rom Dijana Pavlovic – anche lei al corteo – definendola «feccia dell’umanità» alla trasmissione che paga un attore perché si finga un rom e dica che va a rubare al tentativo di impedire ai bambini di un campo alla periferia di Roma di andare a scuola. E Matteo Salvini propone di spianare i campi rom con le ruspe. «C’è dell’odio che gira» sintetizza bene Alessandro Bergonzoni. «Rom e sinti hanno paura perché c’è una situazione di grande degrado interiore della politica. Ricordare l’Olocausto per un giorno non significa niente, dovrebbe essere sempre con noi. Si può istituire un giorno per ricordarsi di respirare? No. Si stima che siano 500 mila i rom e i sinti sterminati nei campi di concentramento, dovrebbe essere normale avere paura che il nazismo prenda piede. Allora noi siamo qui perché il cittadino deve essere allertato».

Prima della manifestazione in via Gobetti viene deposto un mazzo di fiori davanti al ceppo che ricorda due sinti uccisi dalla banda della Uno bianca. In testa al corteo i musicisti suonano l’inno d’Italia, Bella ciao e musiche da chiesa. Ci saranno un migliaia di persone, ma il numero non conta. «Ci sono rappresentanti delle comunità di tutta Italia», spiega Casadio. C’è da crederci, a sentire i vari accenti che dialogano lungo il corteo al quale partecipano anche diversi gagé. Oltre a Bergonzoni c’è Ivano Marescotti. La politica è rappresentata solo da Pd (la deputata Sandra Zampa, i senatori Luigi Manconi e Sergio Lo Giudice) e Sel. Alcune persone portano cartelli con scritti articoli della Costituzione: diritto allo studio e al lavoro, libertà di circolazione, tutela della salute. Diritti che – spiegano – non sono riconosciuti a rom e sinti. Ci sono poche donne, per paura di contestazioni da parte di Forza Italia e Forza Nuova che hanno organizzato presidi di protesta. Ma si avverte anche una certa sottolineatura di troppo dell’identità sinti rispetto a quella rom: «Siamo due popoli differenti, ma oggi vogliamo dire a tutti che non siamo ladri come veniamo descritti».

Non capita tutti i giorni che rom e sinti decidano di indire una manifestazione nazionale per difendere i propri diritti. L’ultima volta fu nel 2008, quando l’allora ministro degli Interni Maroni propose di prendere le impronte digitali a tutti i «nomadi». Rispetto ad allora, però, le cose oggi sembrano molto peggiori. In Italia, certo, ma anche in Europa i segnali di allarme per una crescente intolleranza verso le minoranze, rom e sinti in testa, non mancano. Solo pochi giorni fa l’ong European network against racism ha denunciato l’aumento dei crimini a sfondo razziale: più di 47 mila nel solo 2013, la maggior parte contro ebrei, neri, musulmani, rom e asiatici. Ma questa sarebbe solo la punta dell’iceberg: molte volte le aggressioni non vengono denunciate. Casi di violenza e abusi contro i rom crescono in quasi tutta l’Ue.

«Attaccare rom e sinti e la cosa più facile, perché non sono organizzati, non hanno uno Stato che li difenda», spiega Dijana Pavlovic, che ha promosso un disegno di legge di iniziativa popolare per il riconoscimento dello stato di minoranza storico-linguistica di rom e sinti. «Certo, ora siamo in campagna elettorale e i razzisti pensano che tutti questi attacchi servano a raccogliere voti. Ma poi le elezioni passano, invece l’odio rimane» dice. Le fa eco Casadio: «Salvini è un razzista, perché il razzismo è sentire gli altri meno importanti. Ma noi abbiamo combattuto per la Resistenza e il Paese. Siamo d’accordo per la chiusura dei campi, ma non con le ruspe. Noi non li abbiamo mai voluti i campi, siamo stati costretti a viverci dalle varie politiche».

Il corteo si chiude a piazza XX Settembre. «Credo di sapere da dove nasce l’odio che si avverte in giro – dice Manconi in rappresentanza del presidente del Senato Pietro Grasso -: dall’oblio, dalla smemoratezza, dalla cattiva memoria di tanti su ciò che siamo stati. Solo chi dimentica ciò che siamo stati può odiare i sinti e i rom. La violazione dei diritti di uno di voi è una violazione del popolo italiano».
Aggiornamento del 18 maggio 2015
Una versione precedente dell’articolo rilevava l’assenza di Sel alla manifestazione. Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
 
“Cari amici del manifesto, domenica scorsa si poteva leggere sul giornale un bell’articolo di Carlo Lania dal titolo “La rivolta di Rom e Sinti”.

Si dava giustamente spazio all’importante manifestazione organizzata dalle comunità italiane dopo che da mesi sono al centro di campagne di odio e discriminazione.
L’unico appunto che si può fare al servizio è aver sottolineato l’assenza di SEL, che era invece ben presente, oltre che con chi scrive, con la segretaria provinciale di Bologna e molti altri militanti e dirigenti bolognesi.
 Non è necessario notare o sottolineare la presenza di una forza politica, che peraltro aveva più volte dichiarato nei giorni precedenti la propria adesione alla manifestazione, ma nell’incertezza sarebbe almeno corretto evitare di dare informazioni opposte.
D’altronde la partecipazione di SEL è stata notata dagli alti quotidiani che hanno parlato della manifestazione.
Evidentemente non ci voleva troppo attenzione. Cordiali saluti e buon lavoro a tutti”.
On. Giovanni Paglia, deputato emiliano di Sinistra Ecologia Libertà