mercoledì 14 agosto 2013

I Sinti, culture e lingue dal Sindh all'Europa

I Sinti, culture e lingue dal Sindh all'Europa - Antiche Radici


Fare una ricerca su internet per saperne di più sui Sinti è un impresa non facile e qualche volta si scopre anche poco veritiera; questo perchè è chiaro a tutti che su internet si può aggiungere tutto quello che si pensa e si vuole, a propria convinzione e piacimento, ma la speranza di tutti è che tutto quello che troviamo sia tratto da realtà concrete e sicure, e non da supposizioni, poi scoperte errate.Da dove deriva il nome “Sinti”.Facendo delle ricerche sui sinti si scopre (si presume) che essi provengono dall’India, ma come si nota il loro nome “Sinti” si combacia benissimo con il nome della regione Sindh, (Sinti/Sindh) una delle 4 province del Pakistan, la seconda più popolosa ed è la patria del popolo Sindhi, le regioni limitrofe sono il Belucistan ad ovest e nord, il Punjab a nord, il Rajasthan (India) ad est e il Mar Arabico e il Gujarat ( India ) a sud. Le lingue principali sono il Sindhi e l’Urdu.La città principale è la capitale Karachi, dove si concentrano i muhajirun e che fu capitale del Pakistan fino al 1958. Un'altra grande città è Hyderabad, l'antica capitale del Sindh. Il Sindh conta 23 distretti. L'origine del nome è nel sànscrito Sindhu che significa "mare" o "oceano", a causa la dimensione del Grande Fiume (Indo) nella parte occidentale. Il nome Sindh viene dall' Indo – Ariano le cui leggende narravano che il fiume Indo sgorgasse dalla bocca di un leone o Sinh-ka-bab. Nel Shrimad Bhagavatam è menzionato come parte di Abhirrdesh (regno Abhira). In passato esistevano due regioni in quest'area: Sindh ad ovest, che si estendeva fino alla città di Multan e Hind (India moderna) ad est. Moltissime persone di cui anche gli stessi Rom, affermano che i Sinti non esistono, oppure che sono sottogruppi della popolazione dei Rom, senza rendere conto della storia che racconta direttamente che il nome e la provenienza dei Sinti giunge dalla regione Sindh, e che fu conosciuto con diversi nomi nel  passato: gli Assiri (già nel settimo secolo a.C.) lo conoscevano come Sinda, i Persiani come Abisind, i Greci come Sinthus, i Romani Sindus, i Cinesi come Sintow, mentre per gli Arabi era ilSind.Da questi dati si capisce benissimo l’esistenza e la provenienza dei Sinti, la metamorfosi fra ieri ed oggi e pochissima, secoli fa ed ancora oggi la loro denominazione è: Sinda, Sinthus, Sintow, Sindus, Sind e la storia dei Sinti raccontata e tramandata oralmente, senza scritti di nessun genere, racconta che il loro vero nome era ed è ancora - Sinti - e la loro lingua madre si chiama - sinta –sintencricip, è da quando i racconti dei vecchi si ricordano, fino ad oggi il denominativo dei sinti e variato di pochissimo, infatti ancora oggi si definiscono con l’appellativo di Sinti.Da queste indicazioni, (di sicuro non complete) si scopre che la lingua romanì e il popolo dei Rom è completamente estraneo da queste regioni, come si nota nelle pagine soprastanti non compare ne la popolazione dei Rom e nemmeno la loro lingua (romanì) contrariamente la popolazione dei Sinti si nota in varie parti del mondo, con un solo nominativo, e il significato e quasi sinonimo per ogni popolo, che sia Cinese o Greco… Sinda, Sinthus, Sintow, Sindus, Sind, Sindh, Sindhieguale a Sinti, Sinto, Sinta, Sintengri.Come volevo far vedere il nome Sinti – Sinto – Sinta, hanno una discendenza e un significato certo e sicuro, la loro provenienza non lascia dubbi, sembra proprio che i Sinti discendono dalle popolazioni della Regione Sindh nel Pakistan, si e trovato che anche nel loro parlare ci sono tantissime parole che combaciano, logicamente il lungo viaggiare per il mondo, tantissime parole sono andata perse, solamente le loro tradizioni culture usi e costumi sono rimaste quelle di sempre.Etnie nel Pakistan. Il gruppo etnico più numeroso è il punjabi seguito da quello dei Sindhi; altre minoranze, di stirpe iranica, sono i pashtun (che hanno nell' Aghanistan la loro patria originale) e i balochi (presenti sia in Afghanistan che nell'Iran sud-orientale). Infine vi sono i muhajir (lett.: "emigrati"), propriamente non un gruppo etnico in quanto con questo termine si designano i profughi musulmani giunti dall'India dopo la spartizione. Ci sono anche apprezzabili minoranze di altri gruppi etnici immigrati come i bengali, concentrati a Karacji.Tante sono le persone che non accettano le verità raccontatagli dai propri avi, vanno alla ricerca di verità nuove, senza curarsi se sono veritiere, li accettano solo per un ragionamento fatto nella loro mente, leggono un po’ di libri ed ecco che gli sembra di essere al di sopra di tutti, si pensano superiori ad altre persone, pensano di avere il sacrosanto diritto ad inculcare nelle menti che la loro provenienza, tradizione, popolazione, lingua non è quella raccontata e tramandata dai propri avi, ma bensì quella detta e scritta sui libri da ricercatori seri e veritieri. (Questo non riguarda le popolazioni dei Sinti, perchè credono fermamente ancora nelle tradizioni tramandatogli dai propri avi)Il nome “Rom” significa “Uomo” io non so molto della popolazione dei Rom, anche perchè nella mia grande famiglia si e sempre parlato di Sinti e mai di Rom, per secoli si è sempre vissuto solo con le popolazioni dei Sinti in tutto il mondo, per varie e mille ragioni, una ragione molto valida era/é la loro lingua madre, in ogni parte del mondo tutti i Sinti parlano la stessa lingua, magari dei dialetti un po’ diversi ma la stessa lingua, (Sinta – Sintengricip) avevano/hanno la stessa tradizione, usanza, cultura, ecc, mentre la popolazione dei Rom era/è molto diversa, perfino la loro lingua per il sintencricip era ed è ancora oggi incomprensibile.Ci sono tanti Rom che dichiarano che i Sinti e i Rom sono una popolazione unica, una grande popolazione sola, con una sola tradizione, lingua eccetera, ma dichiarare che siamo un popolo solo mentre abbiamo delle culture, tradizioni, usanze usi, costumi e lingue completamente diversi dall’uno all’altro, questo è errato ed incomprensibile, perchè perfino per capirci tra di noi dobbiamo parlare in lingua italiana.Poi se guardiamo bene il loro nome “Rom” che significa “Uomo” non può essere un denominativo di una popolazione, se non è che loro discendano dalla popolazione degli Indiani d’America denominata “il popolo degli uomini”.I Rom sono (plurale: Roma; in lingua romanes/romanì: rom) uno dei principali gruppi etnici della popolazione di lingua romanes/romanì, (anche detta degli "zingaro o dei gitani”) che si presume essere originaria dell'India del nord.La caratteristica comune di tutte le comunità che si attribuiscono la denominazione rom è che parlano - o è attestato che parlassero nei secoli scorsi - dialetti variamente intercomprensibili, costituenti appunto il romanes/romanì, che studi filologici e linguistici affermano derivare da varianti popolari del sanscrito e che trovano nelle attuali lingue dell'India del Nord Ovest la parentela più prossima.I rom propriamente detti sono un gruppo etnico che vive principalmente in Europa, distribuiti in una galassia di minoranze presenti principalmente nei Balcani, in Europa centrale e soprattutto in Europa Orientale, dove vive circa il 60-70% dei rom europei, benché la loro diaspora li abbia portati anche nelle Americhe ed in altri continenti. Si definiscono essi stessi rom e parlano la lingua romanes/romanì , diffusa soprattutto nell'Europa dell'Est.I rom in Italia, nel linguaggio giornalistico ed in quello comune, vengono a volte erroneamente definiti "rumeni” o “slavi”, in realtà non esiste alcuna connessione tra il termine "Rom" e il nome dello stato di Romania, il popolo di lingua neo latina dei rumeni o la lingua rumena, mentre gli slavi appartengono a differenti gruppi etnici e linguisticiLe lingue indoarie sono un ramo della famiglia linguistica indoeuropea. Esse formano un sottogruppo delle lingue indoiraniche, insieme alle lingue iraniche.La lingua romanì è parte del fenomeno della diaspora (un termine di origine greca che descrive la migrazione di un intero popolo costretto ad abbandonare la propria terra natale per disperdersi in diverse parti del mondo) delle lingue indiane parlate da comunità nomadi di origine indiana fuori dell'India.Il nome Rom, termine con cui si definiscono coloro che parlano questa lingua, ha termini analoghi in altre comunità nomadi che parlano linguaggi originari dell'India oppure che usano un vocabolario di origine indico:i Lom del Caucaso e dell'Anatolia hanno termini di origine indica in espressioni e termini di origine Armena. I Dom mediorientali, originariamente lavoratori del ferro e dell'intrattenimento (musica, danza, etc.) parlano il domari, una delle più conservative lingue indoarie.Nella valle Hunza del nord del Pakistan c'è una popolazione chiamata i Dum, che sono lavoratori del ferro e musicisti, che parla una lingua dell'India centrale che non ha attinenza con l'Urdu e l'Hindi.L'autonimo dom > řom sembra avere originariamente designato una casta ed è usato tuttora in diverse regioni da popolazioni differenti aventi caratteristiche sociali simili. Queste popolazioni parlavano, e tuttora parlano, lingue differenti, benchè il loro linguaggio appartenga alla famiglia delle lingue (indoarie) ed è imparentato ad esse. Le prime testimonianze scritte sul parlato romanì datano alla metà del XVI secolo, per cui i linguisti hanno dovuto ricostruire le loro teorie per interpretare la storia di questo linguaggio basandosi sulla ricostruzione linguistica e la comparazione con le lingue indoarie dell’India.Sulla base di questi studi vengono distinte tre fasi storiche di sviluppo della lingua romanì, ci sono anche delle supposizioni in cui i rom sono definiti anche dei seminomadi, al contrario dei sinti che sono definiti a tutti gli effetti nomadi.Da queste poche ricerche si scopre e si presume che i Sinti derivano dalla Regione Sindh nel Pakistan ai confini con l’India, mentre la popolazione dei Rom si presume essere originaria dell'India del nord, perciò popolazioni non solo diverse di lingue, tradizioni, usanze ecc. ma anche di regioni, stati.

La verità da dove giungono queste due popolazioni, uniti per la discriminazione e l’odio razziale subito da secoli, non si potrà mai sapere con una certezza assoluta, ne i Sinti e neppure i Rom hanno mai scritto le loro provenienze, i loro racconti erano solo orali e mai scritti e questo e stato un danno irreparabile ed enorme per la loro storia.I sinti ancora oggi continuano a raccontare e insegnare ai loro giovani la loro lingua, le tradizioni, usanze e molto altro oralmente, la ricerca su Internet non ha dato delle riposte positive e concrete, racconta solo di racconti e storie di tutti, non c’e’ veramente qualcosa di scritto che dichiari con certezza assoluta la provenienza dei rom e dei sinti. a dirittura alcuni Esperti dicono di (Radici Ebraiche). Tratto! da Sucar Drom,  Grazie! alla ricerca del presidente dell'   www.nevodrom.it  Di  Bolzano e  Segretario Generale della F.R.S Insieme. 



Segrettario Generale  Radames Gabrielli.
Presidente Federazione Rom e Sinti Insieme.
Davide Casadio  


lunedì 12 agosto 2013

Sinti e Rom di Vicenza - Presidente Federazione rom e sinti

Davide Casadio Presidente Federazione rom e sinti insieme - In questi giorni di dibattiti su sinti e rom o nomadi, a Vicenza si pronuncia una parola «errata»: cosa significa «senza fissa di dimora»? Poichè da tempo rom e sinti abitano in città con le loro famiglie, mi sono proposto di mediare tra loro e il comune di Vicenza: riguardo l’area di Viale Cricoli, in particolare, ma se ci fosse bisogno anche riguardo le zone limitrofe.

Come mediatore culturale, non prendo io da solo le ragioni dei sinti, dei rom o dei gaggi, ma valutiamo insieme tutte le condizioni che ostacolano un’integrazione sociale, culturale, famigliare, sia a livello locale che regionale o nazionale. Ci sono delle leggi da rispettare e dei diritti fondamentali che la Costituzione italiana garantisce a tutti i cittadini; così come è vero che ci sono anche dei doveri innegabili. Questo porta alla parità.  Se una persona commette un reato, deve pagare questa sola di fronte alla legge, non tutto un popolo o un’intera famiglia o un nucleo famigliare, altrimenti diventa razzismo; le leggi ci sono e vanno rispettate. A questo devono prestare attenzione entrambe le parti, sia la maggioranza che la minoranza. I sinti parlano, fanno richieste, come nell’articolo del Giornale di Vicenza «A noi nomadi nessuno dà un lavoro»: prima di averne uno, sinti e rom hanno bisogno che non ci sia esclusione dalle società  del lavoro, affinché ci sia la vera integrazione che la strategia nazionale e locale garantisce. Nell’articolo i capifamiglia prendono le distanze dal loro portavoce nazionale: non ci sono stati «scambi» con il sindaco. In realtà siamo stati invitati con alcuni sinti di Viale Cricoli - tra cui  Andrea Uscieri, anche lui un portavoce del campo in questione - per la nuova candidatura di Variati. Noi pensiamo che non ci sia nulla di male se il voto poi rimane segreto e vero. Sono contento che oggi Lorenzo Cavazza, 45 anni, e Roberto Garbin, 49, capifamiglia sinti, abbiano messo il loro nome e cognome: oggi anche a viale Cricoli abbiamo una rappresentanza che può rispondere e che può dare tutte le spiegazioni riguardanti il campo nomadi dove abitano. Io semplicemente sono un mediatore culturale che media fra gli enti, i rom e i sinti; come presidente della Federazione e a livello europeo la mia funzione è analizzare tutti i meccanismi d’inclusione sociale e  culturale. Credo si debba avere la possibilità di far conoscere la realtà delle cose a tutto tondo e di fotografare il vero problema del Vicentino, del Veneto e di tutta l’Italia perché si possa poi uscire dalle grandi e piccole problematiche; questo con l’aiuto della Federazione Rom e Sinti Insieme e di tutti i rappresentanti dei cosiddetti «campi nomadi». oggi I non più sensa "fissa dimora".
(nella foto Casadio al centro)

domenica 4 agosto 2013

Cultura della popolazione Rom

Suoni e parole in strada per capire la cultura della popolazione Rom

Rom. E cioè l’intero scibile dei sentimenti che battagliano - spesso aspramente- tra loro. Tra il detto - a volte gridato, altre blaterato, ed il non detto con abbondanza di ipocrisia. Rom, e cioè...


Rom. E cioè l’intero scibile dei sentimenti che battagliano - spesso aspramente- tra loro. Tra il detto - a volte gridato, altre blaterato, ed il non detto con abbondanza di ipocrisia. Rom, e cioè «zingari», per un coacervo di paure, di esagerazioni. Di preoccupazioni vere e legittime. Ma, al contrario, anche di urla (quando non si arriva ad atteggiamenti ben più gravi), del tutto ingiustificati.Rom, zingari. E così, inevitabilmente, l’erba diventa un fascio indistinto di malessere o rifiuto. Ma all’opposto c’è il pietismo, la miope ideologia di un’accoglienza pelosa che non vuole distinguere e non vuol distinguere tra chi «merita»davvero i diritti di cittadinanza piena e chi , invece, no.
Alla base di tutto - di tutti i sentimenti in guerra - c’è quasi sempre l’ignoranza. Nel senso, ampio, di una «non conoscenza». Che porta a deleteria approssimazione. E allora ben venga anche una festa se serve a «far conoscere» - forse a far capire. Festa promossa dalla passione organizzativa di chi è Rom con orgoglio, ma è anche un «Rom stanziale». Il che lo porta a puntare ad un’integrazione che non significa resettare le radici ma nemmeno custodirle nell’isolamento.
La festa in questione si chiama «Romanò Dives». E animerà oggi piazza Fiera in una grande giornata che i promotori promettono densa di parole, immagini, danze e tanta musica. A Trento, per la prima volta, approda in tutto il suo rumoroso, (ma anche armonioso) bagaglio strumentale un’orchestra proveniente direttamente dal Festival di “Guca”.E’ l’happening internazionale dei Rom che si svolge ogni hanno in Repubblica Serba. Ed è un appuntamento che vuole affermare una cultura che certo non è fatta - come qualcuno o troppi vogliono credere - di accattonaggio e promiscuità.
«Dopo il successo di pubblico e di critica delle prime due edizioni - spiegano all’associazione trentina dei Rom Stanziali - siamo qui a riproporre il progetto “Romanò Dives”: sono ancora forti dentro di noi i significativi successi delle prime edizioni ed è proprio partendo da quelle emozioni e dai giudizi e risultati positivi di quelle prime due esperienze che abbiamo pensato importante e giusto dare continuità a quel cammino e a quel progetto che ha preso il via l’8 Aprile di due anni fa».
«Romanò Dives” si propone certo come momento di divertimento, di affermazione e scambio culturale, ma di più ambisce ad essere un progetto di cooperazione allo sviluppo. Un progetto «popolare» - nel senso dell’incontro e del gusto della scoperta -«curato in tutti i suoi particolari, in grado di continuare a presentare un spaccato di realtà, arte, di cultura, di storia e di vita di quello che si chiama popolo Rom ed, in particolare, di quella parte che interessa l’area del Kosovo».
E’ importante - seppur non vicino - il traguardo che i Rom stanziali di Trento e provincia si sono posti attraverso un’opera di «presenza» coraggiosa perché continuamente a rischio di pregiudizio. «Proseguire - si spiega - in questa straordinaria esperienza che mira a conoscere e scoprire “il diverso”, “l’altro”, “lo straniero”, “lo zingaro”. Nella convinzione che questo progetto può aiutare tutti a passare dalla convivenza all’accoglienza e dall’accoglienza all’integrazione attraverso un concreto contributo di quella cultura che vede nell’educazione allo sviluppo la strada in cui incamminarsi».
Vogliono mettersi in gioco i Rom. Vogliono - e lo dichiarano con fiducia - scalfire fino ad abbattere una «cortina di sospetto, di timore, di fastidio, di rifiuto che avvolge e imprigiona l’intero popolo Rom e Sinto, Kosovari e non».
Le generalizzazione e le bugie diffuse da parti politiche che «investono» sulla paura - (tutti zingari, tutti ladri, tutti nullafacenti, tutti a rubarci le case) - purtroppo resteranno. E in tempi neri di crisi crescereanno. Ma i Rom che hanno promosso festa e progetto a Trento sono certi che la «scoperta» allegra di mille volto di una nomade sì ma non senza radici possa diventare poco a poco un antidoto al rifiuto pregiudiziale.
«Quale miglior occasione di incontro - scrivono i Rom - se non un evento, una vera e propria “festa culturale e popolare”, dove a comunicare saranno il vissuto, le storie, l’arte e la cultura di un popolo che, come altri popoli, vede a rischio la propria identità (per cause sia esterne che interne) e che troppo spesso viene giudicato senza essere veramente conosciuto, nella convinzione che è giusto parlare di popoli ed è invece pericoloso parlare di razze: i popoli compongono, tutti insieme, il genere umano, le razze, invece, sono quella distinzione che nasconde e nutre quel germe pericoloso che è il razzismo». Oltrettutto il rapporto tra Trentino e Kosovo non è nè acerbo nè di poca sostanza. Esiste in solido ponte di solidarietà, costruito fin dai tempi di una guerra tragica e assurda come tutte le guerre, (con l’aggravante etnica).
«Crescere ed educare con l’esempio creando un ponte fra i “cittadini rom” del Trentino ed i “cittadini rom del Kosovo” e diffondendo la cultura Rom anche fra i “cittadini trentini”: obiettivo generale è il miglioramento delle condizioni di vita e di convivenza del popolo rom sia in Kossovo che in Trentino. Questo progetto per noi vuole essere un esempio di impegno e di partecipazione in un percorso di cittadinanza attiva e rispettosa, dove l’incontro, la conoscenza, lo scambio e le stesse differenze diventano ricchezza e occasione di crescita e di conoscenza, occasione reale e concreta di educazione allo sviluppo. “Esempio” che vogliamo riproporre anche per il 2013 nella consapevolezza che mettersi in gioco significa prima di tutto impegnarsi in prima persona.
E così l’associazione Rom Stanziale del Kosovo in Trentino ha un programma tanto semplice quanto chiaro. Si vuole offrire un percorso di educazione allo sviluppo capace di affrontare quel disagio e quelle chiusure che condizionano la realtà dei “rom” sia in Trentino che in Kosovo.Si cerca di passare dall’assistenza alla convivenza e alla cooperazione. Si utilizza il “linguaggio” delle arti e della cultura come strumento per costruire relazioni concrete per migliorare le condizioni reali di vita e di convivenza di tutti i cittadini
“Romano’ Dives”, significa “il giorno dei Rom”. Il sogno, oggi, è che diventi anche un giorno «dei» e «per» i trentini. trentinocorrierealpi.gelocal.it

sabato 3 agosto 2013

Per superare il diffuso pregiudizio contro i sinti e rom

Legislatura 16ª - Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani - Resoconto sommario n. 23 del 13/10/2009


 
COMMISSIONE STRAORDINARIA PER LA TUTELA E LA PROMOZIONE DEI DIRITTI UMANI 

MARTEDÌ 13 OTTOBRE 2009
23ª Seduta 

Presidenza del Presidente

            Interviene, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, Davide Casadio,  presidente dell'Associazione nazionale dei Sinti, e Alessandro Iovino.  

            La seduta inizia alle ore 14,35

SULLA PUBBLICITA' DEI LAVORI  

Il PRESIDENTE comunica che è stata avanzata, ai sensi dell'articolo 33, comma 4, del Regolamento, la richiesta di attivare l'impianto audiovisivo in modo da consentire la speciale forma di pubblicità della seduta ivi prevista. Avverte che, ove la Commissione convenga sull'utilizzazione di tale forma di pubblicità, il Presidente del Senato ha già preannunciato il proprio assenso.
            Non facendosi osservazioni, la forma di pubblicità di cui all'articolo 33, comma 4, del Regolamento, viene adottata per il prosieguo dei lavori.

PROCEDURE INFORMATIVE 
Seguito dell'indagine conoscitiva sui livelli e i meccanismi di tutela dei diritti umani, vigenti in Italia e nella realtà internazionale: audizione di Davide Casadio, presidente dell'Associazione nazionale dei Sinti, e Alessandro Iovino, sulla situazione dei Sinti italiani.

            Prosegue l'indagine conoscitiva in titolo, sospesa nella seduta del 7 luglio scorso.
           
Il presidente MARCENARO informa che l'ufficio di presidenza ha inteso con la seduta odierna avviare una serie di audizioni volte ad acquisire elementi di conoscenza e di approfondimento intorno alla situazione delle comunità nomadi in Italia, ascoltandone i rappresentanti, senza alcuna preclusione. Allo stesso modo, in un quadro che tenga conto del contesto europeo in cui questo fenomeno è inserito, andranno ascoltati gli esperti, gli studiosi e gli operatori, nonché le voci del territorio, vale a dire le Autorità locali, le organizzazioni di volontariato e tutte le energie della società impegnate per queste popolazioni.
Davide CASADIO, presidente dell'Associazione Sinti Italia, ringrazia la commissione per l'opportunità offerta, mettendo in evidenza il fatto che si tratta della prima volta in cui un rappresentante della comunità Sinti italiana viene ascoltata da una commissione parlamentare. Al contrario di altri paesi, l'Italia non riconosce la specificità della comunità Sinti, che invece merita la massima attenzione e che troppo spesso, in virtù di pregiudizi molto radicati nella popolazione, viene confusa con la comunità rom. La comunità Sinti è antichissima e da moltissimo tempo, pur conservando in larga parte le caratteristiche del nomadismo, si è insediata in Italia. Per superare il diffuso pregiudizio sarebbe importante uscire dalla logica del confinamento delle comunità nomadi nei cosiddetti "campi nomadi", i quali che diventano luoghi di vera e propria, inaccettabile segregazione. Non bisogna dimenticare la straordinaria ricchezza culturale e la specificità della comunità Sinti che meriterebbe maggiore attenzione da parte delle autorità.
Il dottor Alessandro IOVINO, portavoce dell'Associazione Sinti Italia, ricorda di avere curato un volume sulla Missione Evangelica Zigana in Italia, che coincide in larga parte con l'Associazione Sinti Italia. La Missione è  affiliata alle Assemblee di Dio in Italia, la quale è riconosciuta dallo Stato italiano. Occorre tenere presente che quasi la metà di quella che viene considerata la comunità rom in Italia, formata da circa 140 mila individui, in realtà è formata da rappresentanti della comunità Sinti, che ha caratteristiche profondamente diverse e molto peculiari. La comunità evangelica, poi, è una minoranza nella minoranza, in larghissima parte pienamente integrata nel tessuto sociale e ciò nondimeno sconta tutta una serie di prevenzioni e di diffidenze che ne rendono molto complicata la sopravvivenza. Sarebbe di estrema importanza se la commissione diritti umani del Senato, attraverso il suo lavoro riuscisse a farsi interprete della specificità della comunità Sinti e se si riuscisse a rendere maggiormente nota l'esistenza, all'interno della comunità Sinti, di una comunità evangelica pienamente integrata.
Il presidente MARCENARO nell'introdurre il dibattito chiede agli ospiti di voler fornire dettagli sulla organizzazione, in Italia delle comunità Sinti. 
Prendono quindi la parola i senatori MUGNAI (PdL) , BODEGA (LNP), LIVI BACCI (PD) e Mariapia GARAVAGLIA (PD).
Replicano brevemente Davide CASADIO e il dottor Alessandro IOVINO.

Il PRESIDENTE MARCENARO, chiude la seduta ringraziando le personalità audite e i senatori per la partecipazione al dibattito.

            La seduta termina alle ore 15,45

venerdì 2 agosto 2013

Bimbo di tre anni muore annegato

  • Bimbo di tre anni muore annegatonel campo nomadi di Sandrigo
  • INCIDENTE NEL VICENTINO

    Bimbo di tre anni muore annegato
    nel campo nomadi di Sandrigo

    Il piccolo si era allontanato dai genitori. Dopo due ore di ricerche, la scoperta del cadavere vicino a un canale. La mamma, colta da un malore, è stata soccorsa dal Suem

    INCIDENTE NEL VICENTINO
    Bimbo di tre anni muore annegato
    nel campo nomadi di Sandrigo
    Il piccolo si era allontanato dai genitori. Dopo due ore di ricerche, la scoperta del cadavere vicino a un canale. La mamma, colta da un malore, è stata soccorsa dal Suem
    SANDRIGO (Vicenza) - Dramma nel campo nomadi di via Croce a Sandrigo, nel Vicentino. Un bambino di tre anni è morto annegato in un canale. Il piccolo si era allontanato dai genitori attorno alle 19. Per due ore nel campo nomadi c'è stata una affannosa ricerca finché qualcuno ha avvistato, attorno alle 21, il corpicino del bambino vicinissimo al canale. Nel luogo dell'incidente sono stati chiamati i carabinieri e il personale del Suem, che nulla ha potuto fare per salvare il piccolo. La madre, dopo la scoperta del cadavere, è stata colta da malore.

    Porrajmos, una candela e un museo per il 2 agosto Sinti e Rom

    Porrajmos, una candela e un museo per il 2 agosto

    La notte tra il 2 e il 3 agosto 1944 le SS sterminarono gli ultimi sopravvissuti dello Ziguenerlager ad Auschwitz - Birkenau. Migliaia di sinti e rom sono spinti nelle camere a gas e poi bruciati nei forni crematori. Puoi commemorare il Porrajmos visitando il primo museo virtuale in Italia e accendendo una candela sulla tua finestra di casa.

    Il comandante del campo di steriminio, Rudolf Höss, scrive: "Nell'Agosto del 1944, rimanevano ad Auschwitz circa 4.000 zingari da mandare nelle camere a gas. Fino all'ultimo momento essi non sapevano che cosa li attendesse. Cominciarono ad orientarsi soltanto quando furono condotti al V° crematorio. Non era facile introdurli nelle camere a gas."

    Racconta un testimone
    Verso mezzanotte lo spogliatoio era pieno di persone. L’inquietudine cresceva di minuto in minuto. Si sarebbe potuto credere di essere in un gigantesco alveare. Da ogni parte si sentivano grida disperate, gemiti, lamenti pieni di accuse: “Siamo tedeschi del Reich! Non abbiamo fatto niente! […]. Moll ed i suoi aiutanti tolsero la sicura alle pistole ed ai fucili e spinsero a tutta forza e senza pietà le persone che intanto si erano spogliate, fuori dallo spogliatoio e dentro le tre camere a gas, dove dovevano essere uccise. Mentre percorrevano l’ultimo corridoio molti piangevano per la disperazione, altri si facevano il segno della croce ed imploravano Dio. […] Anche dalle camere a gas si potevano ancora sentire per un poco grida disperate e richiami, finché il gas letale non fece effetto e spense anche l’ultima voce.

    Per commemorare l'atto finale della follia nazista e fascista ti chiediamo di accendere delle piccolecandele sul davanzale della tua finestra la notte tra il due e il treagosto. Perché ciò non possa più accadere!

    giovedì 1 agosto 2013

    Il ministro Kyenge “L’odio razziale e l’istigazione al razzismo

    Roma, 30 luglio 2013 -  “Fin da subito Maroni faccia appello ai militanti affinché cessino subito gli attacchi nei miei confronti. Questi episodi da parte della Lega li considero ormai intollerabili: persone che hanno idee diverse si devono confrontare su queste idee e non con sceneggiate come quella di ieri al Consiglio comunale di Cantù”. Lo ha detto il ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge durante la presentazione del Piano nazionale contro il razzismo. “Con questo spirito ho accettato di confrontarmi con il Governatore Zaia il prossimo 3 agosto a Milano Marittima, ma ritengo di poter rispettare questo impegno solo se Maroni farà appello ai suoi militanti perché cessino gli attacchi. Se questo non avverrà, mi ritroverò costretta a declinare l’invito alla Festa della Lega".
    LA RISPOSTA DI MARONI - A stretto giro di posta, la risposta del leader leghista: "Mi auguro che venga alla festa, la chiamerò per dirle la vera posizione della Lega”. Cosi’ il leader della Lega e presidente della Regione Roberto Maroni ha commentato le dichiarazioni del ministro dell’integrazione Cecile Kyenge che ha annunciato l’intenzione di declinare l’invito a partecipare alla festa del Carroccio sabato a Cervia, se non cesseranno gli insulti di esponenti della Lega nei suoi confronti.
    SALVINI - Il vicesegretario della Lega Nord, Matteo Salvini, invita via Facebook ad ignorare il ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge che, a suo dire, "si ricorda di esistere solo quando viene attaccata".
    "Il ministero dell’Integrazione? - ha scritto - Inutile, ipocrita, costoso. L’integrazione si conquista e si matura col tempo, con la conoscenza reciproca e il rispetto, non per decreto".
    E sul ministro: "Lasciamola perdere, ignoriamola, lasciamola alla sua Retorica - ha concluso - questa signora merita solo silenzio, occupiamoci di cose più serie".
    BORGHEZIO ATTACCA SUL CONCUBINAGGIO - “Kyenge è un personaggio che, al di là del rispetto che si deve alla persona, si dimostra tutti i giorni inadeguato a guidare il dicastero dell’integrazione. Questo ministro continua a sproloquiare tutti i giorni sui vari argomenti e a minacciare battaglie per imporre lo ius soli o per abrogare la legge Bossi-Fini, invece la Kyenge dovrebbe prendere le distanze dal pessimo esempio rappresentato da suo padre e dalla sua famiglia di poligami - attacca dal canto suo Borghezio -  Non può continuare a giustificare il comportamento di suo padre che con 38 figli e le sue varie concubine appare sconcertante per i cittadini italiani. I quali hanno ben presente che questi comportamenti sono una delle cause della spaventosa povertà dell’Africa e della spinta di quei popoli all’immigrazione selvaggia”.
    “Il ministro Kyenge - ha detto fra l’altro al quotidiano online Affaritaliani.it- si deve rassegnare: i padani non sono diversi dagli italiani e mal sopportano l’idea di un ministro imposto da un governo senza idee e da un partito senza collegamenti con il popolo”, afferma al quotidiano online Affaritaliani.it l’esponente del Carroccio”.
    ASSESSORE INDAGATO PER DIFFAMAZIONE - E’ indagato per diffamazione aggravata, ai sensi della legge Mancino, Andrea Draghi, il consigliere comunale della Lega Nord di Montagnana (Padova) che aveva pubblicato su Facebook una foto del ministro Cecile Kyenge con lo slogan "Dino, dammi un crodino", in riferimento al gorilla di una nota pubblicità. La Digos ha depositato in Procura a Padova un fascicolo sulla vicenda. Se ne occupa il pm Sergio Dini, lo stesso che aveva indagato Dolores Valandro, la leghista condannata a 13 mesi per offese al ministro.
    UN PERCORSO TRIENNALE CONTO IL RAZZISMO - Un piano nazionale d’azione contro il razzismo per dare una risposta “dinamica” al fenomeno della xenofobia. A presentare oggi è stata il ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge che ha spiegato: “Con grande soddisfazione iniziamo un percorso triennale contro il razzismo, la xenofobia e l’intolleranza. Ci siamo avvalsi della collaborazione dell’Unar, l’Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali . E’ l’inizio di un percorso che si aprirà con il dialogo con la società cive, per passare poi ai sindacati e agli enti locali”.
    L’odio razziale e l’istigazione al razzismo sul web sarà uno dei punti principali, si rileva infatti negli ultimi anni un incremento di questo fenomeno. Il piano che sta per essere varato si svolgerà secondo due canali, la normativa e quindi la possibilità di rafforzare gli strumenti legislativi a livello nazionale e internazionale; il secondo canale riguarda la comunicazione, con workshop che partiranno già oggi pomeriggio. Per la prima volta elaboreremo un piano che sarà riconosciuto anche a livello istituzionale. Dobbiamo valorizzare le diversità perché il piano non riguarda solo gli stranieri, ma a che la comunità di rom, sinti e camminanti”.
    Assi prioritari del piano sono occupazione, alloggio, istruzione, mass media, sport e sicurezza. Il piano non riguarderà solo i cittadini stranieri ma anche i cittadini italiani di origine straniera, tra i quali le seconde e le terze generazioni, con un focus specifico sulle seconde generazioni che hanno acquisito la cittadinanza italiana dopo i 18 anni. “Tra settembre e ottobre effettueremo una consultazione per arrivare al mese di novembre, quando porteremo i risultati al Consiglio dei Ministri”, ha aggiunto Kyenge. Nel 2012, l’Unar ha registrato 659 casi di discriminazione per motivi etnico/razziali, pari al 51 per cento del totale dei casi di discriminazione trattati nell’anno.