giovedì 26 febbraio 2015

La Commissione Europea contro il razzismo e l’intolleranza del Consiglio d’Europa (ECRI)

L’ECRI striglia l’Italia sulla gestione e sugli sgomberi di Rom e Sinti
La Commissione Europea contro il razzismo e l’intolleranza del Consiglio d’Europa (ECRI) bacchetta ancora una volta l’Italia per quanto riguarda le politiche di integrazione delle popolazioni Rom e Sinti. L’Italia è ancora in ritardo sull’attuazione della Strategia nazionale d’inclusione e continua a realizzare sgomberi forzati che non rispettano le procedure previste dal diritto internazionale. Nel 2012 l’ECRI aveva raccomandato alle autorità italiane di rafforzare il ruolo dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni (Unar) ricordando come nei casi di sgombero questo “deve essere notificato alle persone interessate, le quali devono beneficiare dell’appropriata protezione legale; inoltre esse non devono essere sgomberate senza avere la possibilità di accedere a un’alternativa abitativa adeguata, anche se potrebbero restare nel Paese solo per periodi di tempo limitati”.
Tre anni dopo, dice l’ECRI nelle sue conclusioni sull’implementazione di tali raccomandazioni, gli sviluppi legislativi e politici che si sono registrati in Italia mostrano l’inizio di un cammino positivo, ma il processo di cambiamento del modo in cui le autorità italiane affrontano la questione rom è ancora lento, in particolar modo in relazione agli sgomberi.
Nessuna legislazione è stata attuata per estendere formalmente la competenza dell’Unar ai casi di discriminazione in base al colore, lingua, religione e cittadinanza.
L’Associazione 21 luglio ha contribuito al monitoraggio dell’ECRI e condivide l’analisi dell’organo della Commissione del Consiglio d’Europa e ribadisce il forte ritardo dell’Italia nel dar seguito agli impegni presi in sede europea nel 2012 con l’adozione della Strategia Nazionale per l’Inclusione dei Rom.
L’Associazione 21 luglio ricorda anche come “a Torino proprio in queste ore 51 famiglie rom presenti nell’insediamento informale Lungo Stura Lazio sono sotto minaccia di sgombero forzato da parte delle autorità locali. Vista l’assenza di adeguate consultazioni, di notifica scritta e in assenza di possibilità di vie di ricorso, tale sgombero si configurerebbe ancora una volta non conforme alle procedure previste dal diritto internazionale”.
www.quotidianopiemontese.it-rom-e-sinti

Notizie Sinti e Rom in Italia - incontro del 3 - Marzo - 15 a Verona

Federazione Rom e Sinti insieme, Comunicazione a Tutti Sinti e Rom D’Italia. 3 Marzo a Verona

Comunicazione a Tutti Sinti e rom D’Italia.
Notizie sinte e rom in Italia

Importante i fatti del giorno sono un pericolo per la minoranza e forti gli attacchi dalle politiche della lega e di forza Italia, e continui soprattutto contro Sinti e Rom in Italia.

L’incontro della federazione Rom e Sinti sì e spostato a Verona Ok!
Spostamento incontro dell’incontro da Mantova a Verona zona fiera !
Abbiamo bisogno d’incontrarci e di ritrovarci, e di sapere come organizzarci e di vedere se i sinti e rom sono d’accordo poi.  Credo che ne parleremo di persona a Verona il 3, di Marzo ore 10:30 ok ! a Verona solito posto! 

Passiamo parola a tutti !  

Presidente Davide Casadio

venerdì 20 febbraio 2015

Rom e Sinti: se i giovani prendono la parola - Così comincia la lettera aperta

“Vogliamo esprimervi una sensazione che stiamo vivendo in questo periodo, la sensazione si chiama paura. Sì paura, perché sono giorni, forse oramai mesi, che tv e giornali ci bombardano con messaggi che sostanzialmente dicono: “i Rom e i Sinti rubano, sono tutti delinquenti, vogliono vivere ai margini della società in baracche fatiscenti, non vogliono lavorare e nessuno di loro vuole studiare, ecc.”
Così comincia la lettera aperta di un gruppo di ragazze e ragazzi, Rom e Sinti indirizzata soprattutto agli operatori dei media, colpevoli di veicolare, attraverso articoli e servizi, i soliti pregiudizi che fomentano l’odio verso quella che è probabilmente la minoranza più esclusa e discriminata nel nostro paese. I firmatari (qui il testo integrale) sono tutti giovani tra i 17 e i 33 anni che si sono stancati di fare da capro espiatorio di un’informazione basata sul sensazionalismo e l’emotività, e che temono che prima o poi si arrivi ad un punto di non ritorno. “Il nostro pensiero va a tutti quei bambini che direttamente o indirettamente assimilano concetti senza alcun filtro, tramite i vari talk show, programmi d’intrattenimento e tg, che quotidianamente accompagnano alcuni momenti della giornata dei nostri figli – scrivono –. La paura è che questi ragazzi, e alcune persone per bene, gradualmente assimilino questi gravi concetti e che da un semplice pregiudizio cresca nel cuore della gente l’odio. Questo è un fatto grave, che non deve succedere, sarebbe da irresponsabili non fermarlo”.
Una paura (parola che ricorre molto spesso nella lettera) di certo giustificata, e quando parlano di mesi i ragazzi sono anche troppo generosi: sono “anni” invece, che un’enorme quantità di materiale giornalistico, soprattutto di cronaca, viene pubblicata senza alcuna cura delle regole deontologiche della professione che imporrebbero come minimo la verifica delle informazioni e delle fonti. Da qui all’azione vera e propria di violenza e rappresaglia, l’esperienza ci insegna, il passo è breve (si pensi all’episodio del campo delle Vallette di Torino, bruciato per una falsa accusa di stupro). Un atteggiamento veicolato in buona parte da amministratori e politici, con la Lega in prima fila, che i giornali spesso si limitano a citare senza filtro, servendosi di dati e cifre palesemente errati e manipolati per i propri interessi elettorali e di consenso. E poi c’è il web, in cui queste notizie false diventano virali, replicandosi all’infinito senza alcun accertamento, e finendo per diventare reali nell’immaginario collettivo. Lo dimostra anche l’altissimo numero di commenti in cui a farla da padrone è il solito hate speech: parole che trasudano una violenza, una volgarità e un odio viscerale che riempiono di sgomento, e in cui a volte compaiono addirittura riferimenti a Hitler e ai forni crematori.
Se è vero che in rete è l’estremismo a figurare come il più attivo e presente – e quindi probabilmente non va preso come una fotografia fedele del paese – sembra comunque che gli italiani siano diventati sempre più tolleranti verso le manifestazioni di razzismo, anche violento, rispetto al passato. Secondo il “Terzo Libro bianco sul razzismo in Italia”, presentato a inizio mese dall’associazione Lunaria, gli atti di razzismo (verbali e fisici) sono passati da 156 nel 2011 a 998 nel 2014. Inutile dire che, tra i gruppi bersaglio delle violenze, i rom guadagnano il primi posto, con un trend di crescita preoccupante: da 11 casi nel 2011 a 171 nel 2014. Il problema è che, per quanto riguarda i rom, l’atteggiamento è praticamente bipartisan. Per i rom, infatti, vale sempre quella frase terribile “Io non sono razzista, ma…”. Eppure, quante delle affermazioni citate dai ragazzi all’inizio della lettera sono frutto di una generalizzazione che per l’atteggiamento di alcuni coinvolge un intero popolo? Ancora, quante sono frutto di anni di politiche di discriminazione e segregazione messe in campo dalle nostre istituzioni, con i soldi pubblici, senza nessun altro fine che il lucro di alcuni? L’inchiesta di Mafia Capitale ha portato alla luce fatti che alle associazioni erano ben noti da tempo, basta leggere i report, le inchieste sui “campi” e le continue denunce sugli sprechi della cosiddetta “emergenza rom” che sono uscite in questi anni.
Da lungo tempo le associazioni come 21 Luglio cercano di far passare anche sui media queste notizie, senza dimenticare che la via per il cambiamento corre su diversi binari, compreso l’impegno degli stessi rom nello sfatare, con l’esempio e soprattutto con la partecipazione, quegli stereotipi che non fanno che danneggiarli. La maggior parte dei cittadini, ad esempio, non sa (o non vuole credere, atteggiamento molto comune) che la metà dei 170mila rom e sinti presenti in Italia sono cittadini italiani, anche da molte generazioni, o che alcuni non possono usufruire dei servizi base perché, pur essendo nati in Italia, non sono in possesso di documenti, o che non tutti stanno nei campi ma anzi la maggior parte vive e lavora come qualsiasi cittadino normale. Gli stessi rom non hanno mai fatto molto per farsi conoscere in questo senso: complice il clima di disprezzo e discriminazione (anche nella ricerca di un lavoro o di un appartamento), alcuni addirittura si vergognano di dichiarare la propria origine. Ma non solo. In un report curato sempre da 21 Luglio in cui esponenti della comunità rom e di quella ebraica riflettono insieme sulle forme di discriminazione, razzismo e violenza che entrambi hanno subito nella storia, tra le cause emerse per quanto riguarda i rom c’è proprio la mancanza di unità e di una costruzione, anche scritta, della propria storia e della propria cultura. Non c’è dialogo, non ci sono occasioni di incontro e si sa che, spesso, ciò che non si conosce fa paura e può essere facilmente frainteso.
Questa lettera ai media scritta dai ragazzi potrebbe segnare un punto di svolta. Perché non sono più le associazioni che parlano per loro, com’è sempre stato finora, ma i rom e sinti stessi che finalmente prendono l’iniziativa, si organizzano insieme e si espongono in prima persona. L’associazione 21 Luglio sa quanto questo sia importante e ha iniziato un percorso che coinvolge soprattutto i giovani: dai video della serie “Rom, cittadini dell’Italia che verrà” al corso per attivisti rom e sinti, frequentato da ragazzi e ragazze volenterosi e ansiosi di essere parte attiva del cambiamento. A loro toccherà scontrarsi con una diffidenza e disprezzo cementati in anni di politiche discriminatorie (si ricordi che i campi, in cui date le condizioni di vita è facile che si sviluppino comportamenti criminali, sono un’anomalia tutta nostra), un uso strumentale dei media e anni di silenzio dei diretti interessati. Ora, seppur lungo e difficile, un cammino positivo sembra essere finalmente iniziato. Ma perché abbia successo, ognuno deve fare la sua parte.http://www.unimondo.org/Notizie/Rom-e-sinti-se-i-giovani-prendono-la-parola-149650www.unimondo.org

Incomincia il Vero ! razzismo e con minacce diffuse che coinvolgeranno tutta l’Italia

Incomincia il Vero ! razzismo e con minacce diffuse che coinvolgeranno tutta l’Italia.
Qualcuno ucciderà la persona sbagliata tanto per dire, abbiamo ucciso un Rom ….

E poi un altro passaggio, che prevediamo e che la maggioranza Italiana, della giustizia fai da TE si farà uno sfogo a prendersela con qualcuno che magari non centra affatto come il  di via madonnina a Padova erano Evangelici Pentecostali, che abitano ne aria privata, in via madonnina con adolescenti e anziani e che anno lanciato due molotov,  di benzina  altamente infiammabile, e un inizio e se non lo fermiamo travolgerà  come un fil che la gente da colpa a sinti e rom e diventa il problema nazionale in Italia. Noi della Federazione sinti e rom insieme, chiediamo un intervento del governo contro chi crea diffusione di odio nei confronti di minoranza santi e rom in Veneto e in Italia, affinché ci siano rispettate le tutele vere dei sinti e rom in Italia.
I Rom della  di via via Bassette,  sembravano italiani, urlavano e minacciavano di bruciarci tutti.
Spiega Giovanni Salkanovic, Ci siamo spaventati e temevamo si trattasse di un altro tentativo di dare fuoco al campo»

MORTISE. Nuovo atto intimidatorio nei confronti dei nomadi. Questa volta non un attentato incendiario, ma urla e minacce gridate in piena notte dal cavalcavia della tangenziale. «Vi facciamo la guerra», «Vi diamo fuoco». Queste le parole urlate ai rom martedì poco dopo la mezzanotte, all’indomani delle quattro molotov artigianali lanciate in due campi, due in quello di via Bassette, altre due invece gettate in via della Madonnina, a Voltabrusegana, dove vivono i sinti. «Eravamo tutti nelle nostre roulotte quando abbiamo sentito gridare», racconta Mercedes Seferovic, figlio di Elvis, il capofamiglia di via Bassette. «Dalla voce sembravano italiani, urlavano e minacciavano di bruciarci tutti». Spaventati, i nomadi sono usciti dalle roulotte e si sono trovati al centro dell’accampamento. «Quando siamo usciti erano già fuggiti, non abbiamo visto nessuno, nemmeno automobili» prosegue.
Il resto della nottata i rom l’hanno passata in bianco, ad osservare il passaggio delle automobili, ad ascoltare ogni minimo rumore, a controllare che nessuno attentasse alla loro incolumità. «Inizialmente siamo usciti tutti, uomini, donne e bambini. Ci siamo spaventati e temevamo si trattasse di un altro tentativo di dare fuoco al campo», spiega Giovanni Salkanovic, che da sette anni abita in via Bassette «le donne poi sono rientrate per cercare di tranquillizzare i bambini e farli riaddormentare, noi uomini invece siamo rimasti svegli fino all’alba, ognuno a tenere d’occhio la propria abitazione», continua. «Abbiamo chiamato la polizia perché ci sentiamo in pericolo».

Il Presidente Federazione  Rom e Sinti
Davide Casadio

giovedì 19 febbraio 2015

le roulotte dove si trovano bambini piccoli e malati gravi


I nomadi si fanno da parte
La corrente è stata staccata
Ma continua la protesta. Viale Cricoli è stato riaperto al traffico
VICENZA. ORE 11.27 RIAPERTO VIALE CRICOLI. E' stato riaperto al traffico viale Cricoli, chiuso per la protesta dei nomadi che cercavano di impedire ai tecnici di Aim di chiudere il contatore elettrico del campo.

ORE 10.56 NUOVE TENSIONI. La tensione non cala nel campo nomadi di viale Cricoli dove Aim sta cercando di attivare cinque utenze per scaldare le roulotte dove si trovano bambini piccoli e malati gravi ma i nomadi stanno cercando di impedire l'accesso al campo.

ORE 10.52 CORRENTE STACCATA. I tecnici Aim hanno staccato la corrente al campo di via Cricoli.

ORE 10.48 VIALE CRICOLI CHIUSA. Viale Cricoli è al momento chiusa al traffico, dopo l'arrivo del reparto celere i nomadi hanno permesso ai tecnici di Aim di accedere all'area dove si trova il contatore elettrico che alimenta il campo. Continua comunque la protesta della comunità sinti.

ORE 10.41 ARRIVANO I RINFORZI.  Tensione al massimo in viale Cricoli, il Comune è intenzionato a procedere con l'interruzione della corrente elettrica. Al campo nomadi di viale Cricoli sono arrivati agenti in previsione di uno sgombero ormai imminente.

ORE 10.18 Tensione al campo nomadi. Sono iniziate intorno alle 8,30 le operazioni di chiusura del contatore temporaneo dell'energia elettrica nell'area di viale Cricoli, attivato durante il cantiere di riqualificazione del campo e le fasi di trasloco dei sinti. Nessuna famiglia ha infatti sottoscritto un regolare contratto di fornitura con Aim e ora il Comune ha deciso di interrompere l'erogazione. Alcune famiglie con una decina di bambini si sono incatenate davanti al cancello da cui si accede alla centralina dell'energia. Il braccio di ferro continua. In viale Cricoli sono presenti squadre d
i Aim, polizia locale e forza dell'ordine. www.ilgiornaledivicenza.it

La rabbia della gente contro contro hai bambini sinti e sinte a Vicenza


La Federazione Rom e Sinti insieme, il primo caso in Italia, tolta Lacqua e la Energia elettrica.
Ad adolescenti  che frequentano la scuola del obbligo !!!
Nomadi: rivolta in campo sinti Vicenza, Famiglie si è incatenate per impedire distacco corrente 
La rabbia della gente contro il campo rom !!!
I tecnici incaricati del distacco hanno chiamato carabinieri e polizia che dopo un lungo braccio di ferro con i nomadi del campo in questione hanno allontanato coloro che protestavano, consentendo agli incaricati dell’azienda municipale servizi di accedere all’area dove si trova il contatore elettrico e staccare le utenze. Una risoluzione necessaria che forse non basterà nemmeno, comunque, a sedare gli animi della gente, onesti contribuenti e cittadini rispettosi di canoni e scadenze. Una insofferenza su cui nei giorni scorsi era stato allertato il prefetto di Vicenza, Eugenio Soldà, informato che sassaiole e urla minacciose erano state indirizzate verso il campo nomadi. Non solo: mercoledì per le strade della città erano comparsi volantini, subito rimossi dai vigili, che incitavano addirittura a sparare ai nomadi. L’europarlamentare leghista vicentina Mara Bizzotto, tra gli altri, dopo aver invocato la chiusura immediata del campo rom, ha definito «vergognose le sceneggiate dei nomadi». Interpretando il pensiero – e l’auspicio – di molti, moltissimi vicentini.
Due portavoce dei sinti, Davide Casadio e Irene Rui, hanno partecipato in mattinata a una riunione in prefettura con il prefetto Eugenio Soldà e il direttore della Caritas di Vicenza don Giovanni Sandonà. La Caritas si è impegnata a fare da garante per il pagamento delle bollette elettriche per cinque famiglie «fragili» che hanno a carico bambini neonati o anziani malati. Per queste cinque è arrivato il via libera all’allaccio delle utenze già in giornata, con l’impegno, da parte loro, di sottoscrivere i contratti con Aim con allegato un piano di rientro dai debiti accumulati nel 2014, arretrati che arrivano a circa 50 mila euro per tutto il campo. L’allacciamento di queste utenze dovrebbe arrivare nel pomeriggio, mentre si sta cercando una mediazione che consenta anche alle altre 18 famiglie di non rimanere al buio, studiando condizioni vantaggiose per il pagamento degli arretrati. Nel pomeriggio don Giovanni Sandonà è atteso in viale Cricoli e sempre dovrebbero avvenire gli allacciamenti, almeno parziali.
VICENZA Venti donne e bambini, alcuni neonati in fasce, si sono incatenate al cancello della centralina elettrica del campo nomadi di viale Cricoli. Dalle otto e mezza alle dieci e mezza di stamattina i tecnici della multiutility Aim, mandati dal Comune a staccare le utenze elettriche alle circa 23 famiglie del campo (90 abitanti in totale), sono rimasti fuori per la protesta clamorosa dei residenti. Due ore di stallo e tensione con i funzionari della questura e i vigili urbani a cercare di mediare.
Da un lato il Comune che pretende che i residenti firmino contratti a consumo per l’elettricità, dall’altra i nomadi, tutte famiglie sinti, che chiedono contratti forfettari calmierati come avveniva fino allo scorso anno,motivati dagli alti consumi dovuti al riscaldamento con stufette elettriche unica forma di riscaldamento possibile nella roulotte, molto costosa. Alle 10,36 dopo l’arrivo di due camionette della polizia, di fronte al rischio di uno sgombero le donne e i bambini hanno lasciato libero accesso ai tecnici Aim, che stanno procedendo a staccare la corrente dal campo. Alcuni nomadi hanno occupato viale Cricoli per protesta, i vigili hanno temporaneamente chiuso la strada alle auto per circa un’ora, fino alle 11.30.
 Link !
Presidente Davide Casadio  

mercoledì 18 febbraio 2015

Davide Casadio dell'Associazione Sinti, ha lanciato un appello al prefetto Eugenio Soldà

Appello dei nomadi al prefetto Soldà: «Forze dell'ordine per tutelarci»
Vicenza, il presidente dei Sinti, Davide Casadio: «Ogni sera sassaiole e minacce verso i residenti nel campo». Alta tensione per la vicenda bollette.
VICENZA - "Chiediamo l'intervento delle forze dell'ordine". Alta tensione all'interno del campo nomadi di viale Cricoli. Giovedì nella struttura comunale saranno chiusi i contatori delle famiglie che non hanno ancora stipulato un accordo con Aim. Nel frattempo Davide Casadio, presidente dell'Associazione Sinti, ha lanciato un appello al prefetto Eugenio Soldà affinché intervenga non solo per scongiurare l'ipotesi del taglio dei servizi, ma anche per pattugliare la zona. "Ogni sera assistiamo a sassaiole e urla minacciose contro i residenti", sottolinea assieme a Irene Rui e Roberto Fogagnoli di Rifondazione comunista.
Insomma, la situazione è sempre più incandescente. Al centro del braccio di ferro tra Comune e nomadi, la questione delle bollette di luce, gas e acqua. Quanto al servizi idrico, è emerso tra l'altro che il conto è intestato da oltre quindici anni allo stesso Palazzo Trissino. Di qui il giro di vite dell'amministrazione comunale. "I residenti devono capire che le regole vanno rispettate. Chi stipula un contratto individuale e paga i consumi avrà l'energia elettrica, chi pretende privilegi e regole speciali che non gli spettano rimarrà senza elettricità", sbotta il sindaco Achille Variati.
“L’era dell’assistenzialismo iniziata con la giunta Hüllweck a Vicenza è finita - continua il vicesindaco Jacopo Bulgarini d’Elci, che sta supportando il sindaco nel coordinamento della gestione delle utenze nel campo nomadi - A differenza di quasi tutte le amministrazioni in Italia, il Comune di Vicenza imporrà ai nomadi di pagare i consumi per avere i servizi”. L’azienda Aim sta perfezionando le operazioni per arrivare entro la giornata di giovedì 19 febbraio all’interruzione della fornitura di energia elettrica dell’utenza provvisoria; a quel punto l’erogazione dipenderà solo dai contratti individuali che saranno stati stipulati dalle singole utenze con la società erogatrice del servizio, come previsto per tutti gli altri cittadini. I nomadi hanno tempo fino alle 12 di domani mercoledì 18 febbraio per attivare il contratto per le singole utenze per non rimanere senza energia dal giorno successivo.
Ma i nomadi non ci stanno: "Si rischia l'emergenza sociale e sanitaria - replicano -. Nel campo vivono persone con forte disagio economico, che non riescono a fare fronte alle spese per gli allacciamenti e il debito pregresso".
il presidente Davide Casadio